Quale argomentazione?
Nell’ottavo episodio della serie tv Bones l’antropologa forense Temperance Brennan (la protagonista di tutta la serie) testimonia in quanto medico legale dell’accusa a un processo contro una coppia, incriminata di omicidio per aver legato sadicamente una ragazza ai posi e ai piedi fino alla morte, chiudendo poi il cadavere in un frigorifero buttato in una discarica. Il medico legale della difesa è il suo ex professore, Michael Stires, che nella deposizione si prende gioco di Brennan per l’uso di un lessico troppo tecnico e scientifico che però non affascina la giuria. Il professore Stires usa invece una un linguaggio più semplice, anche se impreciso ed errato.
Di questo spezzone mi interessano soprattutto gli ultimi 30 secondi, quando una consulente psicologa della difesa rimprovera Temperance Brennan di non farsi capire. Le dice che deve imparare “la differenza fra la realtà e la percezione”, ovvero tra il vero e il verosimile, tra l’esposizione dei fatti e come questi vanno raccontati per risultare più convincenti. “Un processo – dice la psicologa – si basa sulla percezione”, sull’impressione che i discorsi sono in grado di esercitare sulla giuria.
Si tratta di un ragionamento “quasi del tutto” giusto, se consideriamo come il mondo va. Si tratta cioè di valutare il rapporto fra argomenti che convincono perché sono scientificamente fondati (anche se di difficile impatto) e argomenti che convincono perché vengono chiaramente spiegati (anche se rischiano di non dire ciò che è necessario dire).
In ogni caso, la risposta che Temperance Brennan dà alla psicologa è di quelle da trascrivere su ogni taccuino di saggezza.
Il video dura meno di due minuti e mezzo. Buona visione.
